Eco Villaggio Tempo di vivere, una comune intenzionale

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Domenica 5 giugno ho partecipato all’open day dell’eco villaggio Tempo di Vivere, situato nel Piacentino. Ero curioso di capire cosa fosse esattamente un eco villaggio e soprattutto, come fosse organizzato. Sono partito da Nembro, condividendo le spese con 2 simpatiche signore che avevano risposto alla mia proposta online di recarsi a conoscere questa realtà.

eco villaggio tempo di vivere a calenzano in privincia di piacenza

Arrivati all’eco villaggio Tempo di Vivere, o come i suoi membri lo chiamano, comune intenzionale, ci hanno fatto fare un giro conoscitivo delle loro attività agricole. L’eco villaggio si trova in una posizione molto in collina, quindi anche la messa a coltura dei terreni risente di questa collocazione altimetrica: per fare un esempio non si può coltivare l’olivo, il luogo è troppo in alto. La nostra “guida” Michele, non ha nascosto neppure le difficoltà oggettive riguardanti la messa a coltura di terreni molto collinari come quelli che l’eco villaggio ha in affitto.

Nonostante la comune intenzionale aspiri alla piena autonomia economica per così dire, attualmente la loro principale fonte di introiti sono i corsi inerenti la vita comunitaria e la gestione dei conflitti, oppure gli stessi open day. A tal riguardo ci ha anche spiegato come, durante il Lockdown, si siano ingegnati a proporre dei corsi online registrando le lezioni, curando il montaggio video e creando le locandine grafiche per la pubblicità su Facebook. La cosa non mi ha stupito, basta guardare il loro sito per rendersi conto che la tecnologia digitale la conoscono bene.

area pranzo comunitario comunità intenzionale eco villaggio tempo di vivere

Finito questo giro conoscitivo delle loro attività agricole, abbiamo pranzato con un menu ovviamente vegano, ma comunque molto buono, e allora gironzolando per l’eco villaggio mi sono sorte una serie di domande. Come ci si riscalda d’inverno? Se si rompe un tetto o un muro sono in grado di ripararlo? Ho rivolto queste mie domande ad un ragazzo che vive in questa comune intenzionale, e mi ha spiegato come loro stessi valutino che, per far funzionare a pieno regime 3 stufe per tutto l’inverno servono almeno 500 quintali di legna.

Dopodichè è arrivato il momento di metterci tutti in cerchio e di rivolgere loro delle domande. Riporto quelle che mi hanno colpito maggiormente: ad esempio più di una persona ha chiesto delucidazioni sulla loro gestione economica. In sostanza sono una comune intenzionale di hippies anni 70/80, nessuno possiede nulla suo, neppure un alloggio, tranne pochi casi, la maggior parte di loro dormono in spazi comuni. Malgrado ciò sembravano essere soddisfatti della loro condizione, della serie “non possiederai nulla e sarai felice”. Hanno preso in affitto la proprietà invece di comprarla perché prima volevano vedere se un simile esperimento di comune intenzionale potesse funzionare tra le persone. Se qualcuno ha qualche specifica esigenza se ne discute in quello che è il loro strumento di gestione della comunità e dei conflitti, la Via del Cerchio.

A tal riguardo, la domanda forse più interessante l’ha posta un bambino quando gli ha chiesto come facessero a sopportarsi. In buona sostanza la loro modalità di gestione dei conflitti si basa appunto sulla filosofia della Via del Cerchio di Manitonquat, un nativo americano che ha sviluppato, a partire dall’insegnamento dei suoi antenati, una forma di ascolto di se stessi mediante l’ascolto altrui. La base di questo insegnamento, mi è sembrato di capire, è che ascoltando con attenzioni gli altri puoi scoprire anche molto di te e questo servirebbe ad appianare i contrasti tra le diverse persone. La gestione dei conflitti sembra essere la parte più impegnativa dell’intera vita comunitaria, specie durante i lunghi e rigidi mesi invernali, dove la comunità è più o meno isolata.

Un altro aspetto molto interessante è l’educazione e l’insegnamento dei bambini: la comune intenzionale ha sviluppato un proprio progetto di scuola parentale, ma non mi è parso che dessero una grande importanza all’educazione scolastica. Per loro, mi pare di capire, si tratta solo di una formalità del sistema “borghese” o individualista che rifiutano. Nel caso qualche bambino volesse fare anche se superiori, la comunità si attiverebbe per permettergli di farlo.

Alla fine di questo open day ammetto di essere rimasto un po’ perplesso dal loro progetto, pur ammirando la loro tenacia e dedizione che sono davvero degne del massimo rispetto. I principi su cui si basano mi ricordano molto quelli delle comunità hippy degli anni 70-80, come pure di alcuni gruppi religiosi. L’idea della mancanza di un proprio spazio privato, lo ammetto, mi disturba parecchio, così come quella della totale dipendenza economica dalle decisioni altrui. Lo ammetto, sono troppo individualista per un simile tipo di vita.

eco villaggio tempo di vivere panorama sulla valle

Premessa: per loro stessa ammissione i membri di questa comune intenzionale o eco villaggio riconoscono che è impossibile gestire comunità di questo tipo di più di poche decine di persone. Questo mi porta a pensare che tutto sommato il loro sia un progetto di cambiamento sociale destinato a restare marginale, vale a dire per gruppi molto piccoli.

Inoltre l’idea da essi propugnata che se qualcuno viene a rubare il frutto della loro fatica nei campi non è un problema perché loro possono ancora ripiantare e far ricrescere piante o ortaggi, mentre il ladro no, oltre a sembrarmi un po’ debole dal punto di vista logico “come fai a sapere che sia così, magari lo ha fatto per dispetto o cattiveria” mi sembra applicabile solo in contesti molto isolati da grandi concentrazioni umane come appunto qualche vallata delle Alpi o degli Appennini.

In conclusione li ringrazio per la bella giornata ma non credo che sia un tipo di esperienza, a parte qualche spunto interessante, che possa interessarmi.

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